Malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson (PD) è la malattia neurodegenerativa più frequente tra tutti i disordini del movimento.

È caratterizzata da una lenta ma progressiva evoluzione e coinvolge prevalentemente il controllo dei movimenti e
l'equilibrio. Sebbene la causa di questa malattia non è nota sembra che vi siano molteplici elementi che concorrono al suo
sviluppo (sia fattori genetici che tossico-ambientali).
La malattia è caratterizzata da sintomi motori caratteristici spesso asimmetrici quale il tremore a riposo, la rigidità e la
lentezza nell’esecuzione nei movimenti (bradicinesia); nelle fasi più avanzate di malattia questi sintomi possono
influenzare in maniera caratteristica la postura del paziente (camptocormia) che inoltre presenta spesso voce tipicamente

flebile (ipofonica) ed una certa instabilità nella marcia. Oltre i sintomi motori la malattia è caratterizzata da un corteo di
sintomi molto vari che vanno dai disturbi del sonno, ai disordini gastro-intestinali, urinari e sessuali, oltre che disturbi
cognitivi e dell’umore.
La diagnosi è sostanzialmente clinica e gli esami strumentali (tra i quali RM, SPECT DATscan e PET) sono necessari per
discriminare Parkinsonismi primari da forme secondarie.

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La terapia farmacologica è spesso in grado di tenere sotto-controllo molti sintomi caratteristici della malattia. I pazienti
che non traggono più alcun beneficio dalla terapia farmacologica possono essere sottoposti ad intervento chirurgico di di
stimolazione cerebrale profonda (DBS) o di radiochirurgia (Gamma Knife); questi interventi sono in grado di migliorare
sensibilmente alcuni dei sintomi motori della malattia (bradicinesia, tremore, rigidità) in base al target del trattamento
(pallido, talamo, o sub-talamo).

Sebbene non sia possibile interrompere la progressione della malattia oggi, grazie agli ultrasuoni focalizzati, è possibile
offrire un’opzione di trattamento non invasiva in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti.